Premessa
Ho conosciuto Ciro e Betta più di quindici anni fa, nel corso di un ritrovo spirituale presso alcuni frati Francescani in Umbria.
Confesso che al di là della naturale simpatia provata per loro, non ho nutrito da subito la stima che ora sento di avere per loro. Per me erano persone normali, che vivevano una vita normale, nulla di più.
Ho cominciato a notare le loro qualità durante la crescita del primo figlio, Dario, nato con una ipoacusia e costretto in giovanissima età a ricorrere ad una scomoda protesi acustica. Ho avuto una figlia con una scoliosi che ha portato il busto ortopedico e so quanto certi bambini a scuola possono essere poco carini nei confronti di chi indossa protesi od ortesi. Questo solitamente costringe noi genitori ad essere maggiormente cedevoli nei confronti dei nostri figli, dandogliele vinte, come per compensare la sfortuna di essere nati con una differenza rispetto ai coetanei.
Ciro e Betta ci sapevano veramente fare: erano amorevoli ma fermi. Un no era un no, senza cedimenti. Il risultato è stato che Dario e i suoi 3 fratelli minori sono cresciuti con una educazione, un senso di responsabilità e una gioia che non ho mai più visto in nessun’ altra famiglia. Un vero modello educativo, insomma, un’eccellenza.
Discorso diverso quando ho saputo che avrebbero voluto estendere questo loro modello pedagogico anche all’esterno. Da sempre infatti, io diffido di chi, fiero di ciò che ha funzionato per sé stesso, decide di esportare la propria verità applicandola al mondo intero. Conosco frotte di pazienti che, felici di essere stati guariti da qualche metodica, decidono di divenire terapeuti senza averne le basi. Ballerine che si improvvisano danza-terapeute, suonatori che diventano musico-terapeuti, gente che inizia ad accarezzare l’aura altrui e via discorrendo.
Nel corso degli anni, sono stato invitato più volte a visitare l’ASD Talità Kum, nome che significa “Fanciulla/o, alzati !“ ma, complice la relativa lontananza da Siena e gli impegni lavorativi , ho sempre declinato l’invito.
Fino a che, in una fredda giornata invernale, ho accettato di conoscere che razza di lavoro facessero, spinto dal racconto di molteplici successi lavorativi su certi ragazzi con problemi comportamentali e relazionali.
Bah, sarà vero? Mi chiedevo. Lo scetticismo stava lasciando il posto alla curiosità.
Il gioco, il rispetto di regole chiare e il lavoro in fattoria sembravano essere gli ingredienti fondamentali di quello che appariva, a tutti gli effetti, un successo “terapeutico” su alcuni bambini che molte scuole sembravano mal tollerare a causa del loro comportamento in classe.
La visita di Talità Kum fu per me illuminante: riconobbi subito nella sicurezza disinvolta della conduzione delle attività educative e ludiche, un vero e proprio talento pedagogico, unito a una pazienza e una dedizione senza paragoni.
Provo dunque a definire le chiavi del successo di questa bella realtà e i punti che ne giustificano l’importanza, per i quali questa struttura dovrebbe, secondo il mio parere, essere aiutata e potenziata dalle autorità locali.
GIOCARE PER IMPARARE AD ESSERE
Dall’apprendimento per imitazione alla scoperta dell’intuizione
Nel corso dei miei oltre 25 anni di esperienza sul campo come Professionista Sanitario, ho notato che quando un bambino viene imitato o anche solo semplicemente osservato (meglio se con stupore) da un adulto partecipe – mentre compie un gesto, un’azione o un compito – quel bambino, mette un tassello in più alla sua immagine del corpo: può ripensarsi in quell’attimo, in quell’azione.
Il bambino accompagnato nel suo personale modo di scoprire il mondo, sente sé stesso attore e dunque tende a ripetere la scena.
E questa scenetta si riempie dunque di significato, che può essere un significato linguistico, logico, semantico o cognitivo in senso stretto.
Il significato si realizza nel momento della scenetta e dipenderà dalla lettura che ne fa l’adulto e dalla comunicazione che l’adulto passa al bambino in quel momento specifico.
Parlo di adulti perché ogni occasione è buona: a casa, come a passeggio, a scuola come in visita dai nonni o dai vicini.
Nel mio lavoro sul bambino e in quello di molti altri colleghi è difficile che la terapia in senso stretto, riesca a strutturarsi con questa gioia profonda di essere accolto, ascoltato e osservato in virtù di un evento creato dal bambino. L’espressione di una capacità o per un esperimento inventato lì per lì, in definitiva per una scoperta del bambino, qualcosa che prima non c’era e ora è chiara.
Per noi adulti l’evento può essere una banalità o qualcosa che consideriamo inutile. Ma per il bambino è una scoperta. E’ ovvio che in base ai nostri particolari principi educativi, accoglieremo le scoperte opportune. In questo modo siamo anche obbligati a ragionare sui nostri principi educativi, a non darli per scontati.
Durante la mia visita nella fattoria di Talità Kum a Brillante (TO) ho riscontrato che tutti gli operatori/educatori della struttura disponevano di innate capacità di riconoscimento e selezione di questi particolari momenti formativi.
Confrontandomi con loro ho notato in essi una forte vocazione pedagogica nell’identificare nei bambini quelle azioni spontanee che rappresentano la possibilità di un possibile spiraglio formativo.
Nel momento in cui il bambino si mette in un’azione spontanea a cui noi assistiamo e diamo un significato, egli struttura un tassello di personalità in più. E non solo perché si ritrova capace di “quella cosa lì…” e di altre ancora, ma anche perché vive sé stesso nella propria capace spontaneità dell’intuizione.
In quel momento il bambino apprende cos’è per lui intuizione, in pratica si formano i tasselli che conducono a quel particolare modo di pensare.
Il bambino è più motivato a ripetere gesti opportunamente divertenti e a dare alla medesima azione connotati e sfumature diverse, perché in questo modo può confrontare i risultati, come su una fotografia indelebile.
Egli può quindi aprire il pensiero alla seriazione, al confronto, all’imitazione, motivato dalla propria molla interna di autovalutazione e di affermazione di sé.
L’importanza dei Giochi d’Equilibrio
Il nostro sistema neuro-biologico funziona giocando d’anticipo e così, come una macchina proattiva, mette in moto raffinati processi dinamici del pensiero e della sensibilità (vista, udito, tatto, propriocezione) che insieme si organizzano per adattarsi alle situazioni mutevoli della realtà.
Tante più esperienze abbiamo e tanto più possiamo anticipare i risultati e avere successo nell’azione che stiamo compiendo.
E’ per questa ragione che i bambini sono portati a Giocare, perché attraverso il gioco possono conoscere la realtà e fare esperienze reali, ma nello stesso tempo, possono immaginare e immaginarsi in altri contesti e Apprendere.
Giocare è un’azione che sta nel mezzo, come un cuscino, fra realtà e fantasia (Winnicot) consente il passaggio consapevole al pensiero astratto.
Dal mio punto di vista, intendo motivare i giochi d’equilibrio come rilevanti per la maturazione psicomotoria dei bambini. La mia proposta è quella di andare oltre la semplice applicazione direttiva di un esercizio di fisioterapia e di sfruttare la naturale tendenza al gioco come forma di apprendimento, per cogliere con i nostri bambini qualsiasi occasione buona per giocare con la forza di gravità.
Su questo aspetto, Talità Kum è perfettamente in linea con la mia opinione.
Suggerisco inoltre, di porre un’attenzione quotidiana al camminare, al correre e al fare le scale tutti i giorni, lasciando che i bambini inventino nuovi modi di compiere queste azioni.
L’Equilibrio e la consapevolezza del Sé in azione nel mondo esterno
Bisogna ricordare che il pensiero non è incapsulato nel cervello e l’apprendimento non è un semplice bottino di informazioni. Ogni gesto per quanto minuscolo, attiva milioni di relazioni fra il mondo e il corpo, fra il corpo e il cervello, i neuroni e gli ormoni. Si stampano ricordi e se ne attivano altri. Si anticipa ciò che succederà appena la mano avrà afferrato, appena il piede avrà toccato terra.
Anziché guardare dove si va, si potrà andare dove si guarda e si imparerà a guardare lontano.
Si perché all’Equilibrio sono collegati tutti i nostri sistemi di riferimento: la vista, l’udito, il tatto, la propriocezione profonda osteoarticolare, l’olfatto e pure il gusto! Il sistema vestibolare, funziona fin da neonati, per farci organizzare nel pensiero sia lo spazio corporeo che quello extra-corporeo. In seguito, il sistema vestibolare stabilizza il capo, controlla la postura e coordina i movimenti. Cioè, il sistema vestibolare è strettamente collegato al sé in azione nel mondo.
Ma il sé in azione nel mondo con quali modalità, con quali direzioni, velocità e orientamento agisce nello spazio?
Pensiamo e utilizziamo riferimenti multipli: informazioni fornite dai recettori sensoriali che convergono nella corteccia, si integrano con segnali che riguardano le azioni pianificate già interiorizzate. Le azioni sono poi codificate, messe in relazione a sistemi di riferimento molto diversi che corrispondono a spazi molteplici relativi al corpo, all’ambiente, a memorie già strutturate di sé in azione e a spazi di memoria liberi e dunque pronti per l’evoluzione.
Le neuroscienze affermano il concetto di plasticità cerebrale: il cervello è un continuo divenire (autopoiesi). Vari esperimenti hanno dimostrato come si possa accrescere l’intelligenza grazie all’aumento dell’attività neuronale. Durante la gestazione nel bambino si formano i neuroni, tanto che alla nascita li possiede quasi tutti, cento miliardi. Durante la vita a cambiare sono le connessioni tra queste cellule grazie all’esperienza e all’evoluzione biologica, e queste influiscono sulle nostre capacità di pensare, apprendere, ricordare e pianificare strategie comportamentali. Ecco perché alcune deprivazioni nel periodo infantile possono interferire con lo sviluppo cerebrale.
L’IMPORTANZA DEL CONTROLLO POSTURALE DURANTE L’APPRENDIMENTO
I diversi sistemi neurologici si sviluppano per far sì che abilità come camminare, gattonare, parlare e usare le mani, vengano automatizzate dal bambino allo scopo di portare a termine compiti di facile esecuzione. Di conseguenza, noi, ad esempio, ci grattiamo il viso, o camminiamo attraverso una stanza, con uno sforzo di cui siamo molto poco consapevoli. Questo consente alle aree cerebrali “superiori” di focalizzarsi su compiti più complessi come l’apprendimento.
Un’altra abilità che il nostro corpo mantiene a livello subconscio è il controllo della postura. La maggior parte delle persone può assumere una posizione seduta o eretta in maniera automatica, senza alcuno sforzo, poiché si tratta di movimenti che vengono compiuti in modo naturale. Ma alcuni soggetti, specialmente bambini, non hanno forza sufficiente a livello dei muscoli del “core” e dei muscoli principali della statica (trasverso dell’addome, multifido, retto dell’addome, obliqui interni ed esterni, erettore spinale, diaframma, grande dorsale, grande gluteo e trapezio) e nemmeno una giusta programmazione dei muscoli ritmici della respirazione, che regolano le pressioni intra-addominali come quelli del pavimento pelvico e diaframma.
Quando la stabilità dei muscoli della statica e quelli della regolazione pressoria è compromessa, l’apprendimento del bambino non avviene più in modo automatico ed economico: i compiti che normalmente non dovrebbero richiedere alcuno sforzo, diventano di difficile esecuzione, ripercuotendosi inevitabilmente sull’apprendimento.
Qualunque cosa che richiede un’attenzione costante da parte del bambino, gli impedirà di focalizzarsi su compiti più complessi come, ad esempio, imparare a risolvere problemi di matematica o a leggere.
La mancanza di controllo posturale può essere riconducibile a diverse cause:
• semplice mancanza di movimento e di esercizi volti a rinforzare la muscolatura
• Disprassia dello Sviluppo
• Riflessi primitivi non integrati: ad es. il Riflesso Tonico Labirintico e il Riflesso Tonico Simmetrico del collo
• Disturbo di processazione a livello vestibolare e propriocettivo: il sistema vestibolare è responsabile delle reazioni posturali (movimenti posturali di fondo, co-contrazione…) e di equilibrio (attraverso costanti scambi di informazioni con il cervelletto). Un flusso continuo di impulsi provenienti dai nuclei vestibolari contribuisce a generare il tono muscolare, specialmente nei muscoli che ci tengono in posizione eretta. Se il sistema vestibolare produce un tono muscolare adeguato, non dobbiamo concentrarci sull’attrazione gravitazionale e, quello con la gravità, costituisce un rapporto di cui siamo inconsapevoli. Un sistema vestibolare disorganizzato, invece, genererà un basso tono muscolare. Per questo motivo i bambini che non elaborano correttamente gli stimoli vestibolari si stancano facilmente e hanno difficoltà a tenere la testa dritta e il busto eretto mentre stanno seduti al banco.
I Segni clinici comunemente associati a deficit posturali riscontrabili in bambini con disfunzioni a livello vestibolare e propriocettivo sono:
• Incapacità ad assumere o mantenere l’estensione prona (la cosiddetta posizione di “superman”)
• Difficoltà a flettere il collo durante la flessione supina
• Basso tono dei muscoli estensori
• Scarsa stabilità delle articolazioni prossimali
• Deficit dei movimenti posturali di fondo
• Scarso equilibrio
SEGNI INDICATIVI DI UN DEFICIT NEL CONTROLLO POSTURALE OSSERVABILI IN UNA NORMALE CLASSE SCOLASTICA
MANCANZA DI ATTENZIONE
Uno dei primi segni riscontrabili in un bambino con debolezza dei muscoli del core è la difficoltà nel mantenere l’attenzione. Dal momento, infatti, che il controllo posturale non avviene in modo automatico, questi bambini dovranno cercare di focalizzare la loro attenzione sul cercare di star seduti al banco con la schiena eretta. Questo crea un “ingorgo” a livello delle funzioni cerebrali superiori e questi soggetti sono costantemente forzati a cercare di focalizzarsi contemporaneamente sullo svolgimento di compiti differenti: stare seduto, ascoltare l’insegnante, leggere, scrivere ecc…fino a raggiungere una condizione di “burn out”, di affaticamento tale per cui il loro sistema nervoso si trova letteralmente di fronte ad una scelta: focalizzarsi sul compito di matematica o cadere dalla sedia.
MANCANZA DI MOTIVAZIONE
Questo continuo sforzo mentale, naturalmente, determinerà una mancanza di motivazione. Compiti di facile esecuzione si trasformano, infatti, in ostacoli insormontabili. Questo può far apparire questi bambini pigri e svogliati. Sono bambini che spesso vediamo adagiati sul banco o con la testa frequentemente appoggiata sulla mano per sorreggerla o che assumono posizioni inappropriate al computer o mentre guardano la Tv. Questa mancanza di motivazione può avere notevoli ripercussioni in ambito scolastico.
La Dott.ssa Jean Ayres affermava che un ruolo fondamentale quando si lavora seduti al banco o alla scrivania , viene svolto dai “movimenti posturali di fondo”, contrazioni muscolari automatiche che mantengono il corpo in equilibrio su due piedi mantenendo l’allineamento fra la testa e il corpo, adattano la posizione di braccia e gambe quando, ad es., vogliamo spingere o tirare qualcosa, stabilizzano varie parti del corpo, come ad es. il cingolo scapolare quando la mano cerca di raggiungere un oggetto distante.
I movimenti posturali di fondo richiedono un’integrazione di stimoli vestibolari e propriocettivi e sono fondamentali quando si lavora seduti al banco o alla scrivania. Infatti un segno di frequente riscontro in bambini con problemi di apprendimento, è rappresentato da un anomalo movimento del busto quando devono girare la testa o muovere le braccia per scrivere su un foglio. Quando poi il bambino sposta il suo corpo sulla sedia, può cadere e, se l’insegnante cerca di aiutarlo ad assumere una posizione corretta, può osservare che il suo corpo sembra pesante o rigido. Ciò è dovuto al fatto che le aree del tronco cerebrale deputate al controllo dei movimenti posturali di fondo non ricevono messaggi vestibolari e propriocettivi sufficientemente organizzati e integrati.
MANCANZA DI COORDINAZIONE
I movimenti delle braccia e delle gambe sono supportati dai muscoli del core, per cui una debolezza di quest’ultimo si ripercuote anche sulla coordinazione, determinando movimenti non coordinati delle estremità, con conseguenti manifestazioni come goffaggine, difficoltà di scrittura (disgrafia) o irrequietezza e agitazione.
MANCANZA DI EQUILIBRIO
L’equilibrio è correlato alla coordinazione. E’ quello che accade in un bambino che cade dalla sedia mentre cerca di focalizzarsi sul compito che gli è stato assegnato in classe. Questa mancanza di equilibrio può essere riconducibile ad un sistema vestibolare disorganizzato che non genera un tono muscolare adeguato e ad una deficitaria interazione tra sistema vestibolare e cervelletto. Se i nuclei vestibolari e il cervelletto, infatti, non processano correttamente gli input provenienti da muscoli e articolazioni il bambino avrà difficoltà nel mantenere l’equilibrio. Se il bambino non ha consapevolezza della posizione della testa e del corpo nello spazio, può inciampare spesso e i suoi muscoli del “core” non forniranno il supporto necessario.
PERCHE’ UN’ESPERIENZA A TALITA’ KUM E’ TERAPEUTICA
Ciò che ho visto fare con semplicità nella fattoria di Brillante è più di un semplice campo-scuola per bambini problematici: assomiglia più a certi percorsi riabilitativi che ho visto fare durante i miei anni di tirocinio in ospedale, quando difronte a pazienti affetti da problemi neurologici, si applicavano percorsi di Riabilitazione Neuro Cognitiva.
Naturalmente gli operatori di Talità Kum , la dott.ssa Elisabetta Attisano e il dott. Ciro Giacò, sebbene entrambi laureati in Scienze Motorie, nulla sanno di questa tecnica, ideata nel 1980 da Carlo Perfetti, ma ne applicano inconsapevolmente i suoi principi:
A) “Essa ha come oggetto lo studio dell’influenza sul recupero dei processi che permettono la conoscenza”. Quindi, al centro dell’interesse dell’operatore viene collocato l’approfondimento del modo in cui i processi conoscitivi, come attenzione e memoria, agiscono nel produrre modificazioni relative alle abilità percettivo-motorie del bambino, ovvero il loro ruolo nel processo che deve condurre a nuove e più evolute forme di organizzazione a carico del sistema nervoso centrale.
B) Questi processi, definiti cognitivi, concedono al giovane utente di Talità Kum, la capacità di interagire con il mondo per assegnargli un senso.
Il movimento viene interpretato come strumento di conoscenza del mondo. Per poter essere utilizzato efficacemente, esso richiede la capacità di modificare le relazioni che intercorrono tra le diverse parti del corpo al fine di disporlo nel migliore dei modi onde ottenere le informazioni necessarie. Tutto ciò avviene in un gioco integrato di attività motoria e sensoriale. Lo scopo dell’intervento educativo è proprio quello di offrire al bambino la possibilità di usufruire di un movimento che, in virtù di caratteristiche quali la frammentabilità e la fluidità, sia in grado di produrre relazioni conoscitive con il mondo. La capacità di utilizzare il corpo come superficie recettoriale, viene concepita come scopo dell’attività motoria e, quindi, come finalità del trattamento educativo, ma contemporaneamente viene assunta come strumento della condotta educativa stessa. L’esercizio ludico-educativo, infatti, deve rispettare e saper sfruttare il significato che il movimento assume per il sistema nervoso centrale che lo programma.
C) “L’attivazione dei processi cognitivi può modificare questa capacità di interagire. In situazioni di normalità si parla di apprendimento, in altra situazione, più difficile, di recupero. Il recupero può pertanto essere considerato un tipo di apprendimento”. Esiste un rapporto di circolarità tra movimento e conoscenza: se è vero che il movimento serve per conoscere, è altrettanto vero che i processi che governano la conoscenza, servono a modificare il movimento. Il ricorso ai processi cognitivi, è indispensabile per individuare le strategie di interazione più utili ed efficienti, soprattutto nel soggetto educativo al fine di favorire un’organizzazione motoria a livelli più evoluti rispetto a quanto si otterrebbe con un recupero spontaneo.
D) “La Teoria fa riferimento al “sistema cognitivo”, inteso come una serie di sottosistemi altamente connessi e solo parzialmente separabili per ragioni di studio. Questi elementi corrispondono ai più importanti raggruppamenti di operazioni che permettono l’interazione con il mondo”. L’essere umano è considerato come un sistema cognitivo, il quale, per relazionarsi con l’ambiente esterno, sfrutta dei sottosistemi funzionali, la cui attività è svolta da determinate parti del corpo interessate all’esercizio della funzione stessa. L’arto superiore, ad esempio, è una parte del corpo coinvolta nel sistema funzionale della prensione-manipolazione. Tale funzione è scomponibile in sottosistemi quali il raggiungimento, l’approccio, la presa. Il raggiungimento è scomponibile, a sua volta, in tre parametri quali la direzione, la distanza, l’orientamento. I sottosistemi suddetti devono saper interagire tra loro modulando correttamente l’intensità con la quale il gesto viene compiuto ed elaborando puntualmente la temporalità e la spazialità con la quale un elemento entra in gioco rispetto all’altro. Ogni sottosistema, però, deve saper anche interconnettere la propria attività con il resto del sistema, per esempio con l’attività del tronco. E’ noto che i sistemi sono caratterizzati dalla qualità delle loro relazioni interne; è ovvio perciò che l’alterazione di un sottosistema o di una sua componente, provochi modificazioni dell’intero sistema. L’intervento educativo motorio non può, quindi, intervenire in modo settoriale.
E) “La Teoria Cognitiva non è astratta. La conoscenza è un fenomeno biologico e come tale deve essere studiato”. L’apprendimento è un fenomeno biologico in grado di modificare ed arricchire le strutture neuronali che sono alla base di qualsiasi abilità dei sistemi viventi. Numerosi studi neurofisiologici, infatti, hanno dimostrato che modificazioni a carico della corteccia, non si verificano in seguito ad un allenamento afinalistico, ma solo in conseguenza di compiti connessi con l’apprendimento.
I processi e le operazioni cui la Teoria fa riferimento sono processi ed operazioni mentali, ma la loro attivazione ha una ricaduta sul comportamento”. L’esercizio educativo conoscitivo, infatti, induce un’importante modificazione del comportamento.
F) “Propone un approccio di tipo sistemico, emergentista, materialista”. L’essere viene considerato, come già detto, un sistema, cioè un insieme strutturato di relazioni che regolano l’interazione tra elementi interni al sistema stesso e tra questo e il mondo esterno. E’ emergentista perché ritiene, in accordo con la teoria costruttivista, che la conoscenza del mondo emerga da un rapporto di interazione tra il soggetto che conosce e l’oggetto della conoscenza. “Il luogo della conoscenza non si situa né nel soggetto né nell’oggetto, ma nell’interazione tra soggetto ed oggetto. Nessuno dei due precede l’altro, ma l’uno e l’altro insieme, incontrandosi, rendono possibile l’emergere della conoscenza. Ciò che si trova all’inizio della genesi della conoscenza, sin dai primi attimi di vita dell’organismo, è l’azione” (Munari, 1993). Infine, la Teoria Cognitiva applicata in campo educativo-motorio è materialista, in quanto fondata sull’attivazione dei processi biologici e neurofisiologici che stanno alla base delle modificazioni comportamentali.
GIOCARE CON ANIMALI E’ TERAPEUTICO?
Numerosi studi hanno dimostrato come il rapporto con un animale induca uno stato di sicurezza affettiva che favorisce il relazionarsi con il mondo esterno, l’esplorazione e l’equilibrio emotivo. Il maggiore senso di sicurezza incrementa la motivazione a interagire socialmente.
La presenza di un animale durante un’attività ludico-didattica può diminuire lo stress, l’ansia, la paura e il dolore determinati da una malattia o dalle situazioni derivanti da un ricovero (lontananza dai familiari, dalla casa, dalle amicizie, dalle abitudini). Ma fondamentalmente sono due gli effetti che il gioco con l’animale ha sullo sviluppo del bambino:
1) la scoperta e il controllo del proprio corpo, da parte del bambino e
2) l’esplorazione progressiva del mondo circostante.
Questi aspetti diventano maggiormente rilevanti per ciò che riguarda i bambini problematici che frequentano Talità Kum: alcuni di loro spesso sono poco motivati al movimento organizzato e sono disturbati nell’esplorazione dell’ambiente, non solo a causa della frequente discinesia (ipercinesia o altro) ma anche a causa di importanti disturbi dispercettivi. Di conseguenza, da parte di questi bambini avviene spesso una rinuncia. Un bambino problematico demotivato dalla monotonia dell’esercizio educativo può scoprire attraverso l’animale l’uso della perseveranza e migliorare le sue capacità d’attenzione.
Il bambino attraverso il rapporto con l’animale viene sollecitato ad esercitare: la motilità globale, l’equilibrio, la coordinazione, la motilità fine, l’aggiustamento del tono, l’integrazione di schemi d’azione; stessi positivi effetti sembrano esserci sulle funzioni percettive: netti miglioramenti sono stati rilevati, infatti, nella capacità di gestire la strutturazione spazio-temporale e il senso ritmico, che oltretutto sembra avere un ruolo fondamentale nel produrre nell’utente una sensazione di rilassamento, stato d’animo, quest’ultimo, indispensabile per cercare di conseguire gli obiettivi preposti.
SINTESI e IMPRESSIONI PERSONALI
L’infanzia e l’adolescenza sono un periodo fondamentale per la costruzione dell’identità personale. L’attività fisica o più in generale il movimento, interagisce con la strutturazione neuro-psico-motoria che è la base di un corretto sviluppo futuro.
Alla base del movimento c’è il sistema nervoso: sistema nervoso centrale e sistema nervoso periferico.
Al fine di avere un movimento armonioso bisogna sviluppare un Sistema Tonico Posturale corretto.
Esso serve per captare le informazioni provenienti dagli organi di senso e farle arrivare all’encefalo. Questo le elaborerà e fornirà una risposta adeguata.
Le stimolazioni motorie e vestibolari, ripetute ogni giorno, contribuiscono allo sviluppo della neuroplasticità cerebrale e alle interconnessioni somato-sensoriali.
Il movimento è fondamentale per prevenire danni al sistema scheletrico, come l’osteoporosi, e l’obesità.
“Mens sana in Corpore sano” è una relazione biunivoca e speculare. Aggiungerei “Mores sano in Corpore sano” (comportamento sano in corpo sano).
Il bambino va stimolato al movimento e ad essere curioso del mondo che lo circonda. Ogni bimbo attraverserà delle fasi, chiamate “finestre evolutive”, durante le quali il movimento sarà più ampio e raffinato, così come il comportamento, che risulterà meno istintivo e maggiormente filtrato da regole sociali.
Uno stile di vita sano, come quello proposto da Talità Kum, immerso nella natura, guidato dalla presenza di educatori amorevoli e responsabili, pone le basi di buone abitudini che strutturano positivamente la crescita del bambino.
Grazie al lavoro svolto, gli educatori, i bambini-caregiver e gli animali, possono vivere dei momenti intimi, di “fusione”, che strutturano le finestre evolutive.
L’encefalo del bambino è molto plastico e lo si può sviluppare creando nuove connessioni tra i neuroni. Questo è possibile grazie alle esperienze che ogni bambino compie a Talità Kum : gioco libero, gioco guidato, esplorazione dell’ambiente, giochi strutturati, pet-nursing e care-giving .
Il lavoro con gli animali pone le basi del senso di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.
L’aspetto tattile e sensoriale del rapporto con l’animale è nutriente ed è parte integrante di quello che può essere paragonato ad una Pet-Therapy, Ippoterapia e Onoterapia di alta qualità. La percezione sensoriale conferma la relazione biunivoca Essere Umano-Animale e consolida, tra le due parti, la reciproca esistenza.
Il rispetto di regole semplici e chiare, imposte con dolce autorevolezza, induce nei bambini un atteggiamento imitativo che ben struttura il proprio substrato relazionale. Si definiscono così quei limiti sicuri entro i quali il bimbo sviluppa la propria personalità e la sana relazione con gli altri, apprendendo il rispetto per il prossimo e promuovendo la tolleranza e la socializzazione.
Nei centri specializzati tradizionali, allo scopo di migliorare controllo motorio e propriocettività, si adottano costosi ausilii, spesso ricchi di materie plastiche contenenti ftalati: una particolare nota di merito va agli educatori che hanno saputo sostituire questo artificioso setting con balle di fieno e mucchi di paglia che offrono al cammino le corrette resistenze graduate; in cambio, questi mezzi naturali assicurano un ottimo lavoro sul sistema tonico posturale e sul controllo propriocettivo, riscontrando, come beneficio collaterale, un miglioramento del sistema immunitario che sembra rendere gli ospiti della struttura più protetti da virus ed influenze.
CONCLUSIONI
A mio avviso, la quasi totalità degli stimoli esterni proposti durante le svariate attività di Talità Kum agiscono su questi bambini in maniera straordinariamente positiva, compiendo a volte piccoli miracoli, paragonabili solo alla delicatissima pratica neuropsicomotoria, verso quale Ciro e Betta mostrano un atteggiamento rispettoso.
Il loro responsabile operato si ferma alla soglia delle competenze specifiche della psicomotricità e del mondo socio-sanitario senza invaderne il campo, tuttavia producendone gli stessi benefici.
Il loro prezioso lavoro tratta di una relazione tra la mente e il corpo che, così come l’Amore di cui è intriso il loro lavoro, può essere utilizzata come vera e propria terapia: sicura, affidabile e di basso impatto economico ed ambientale.
Dr. Fabio Colonnello
Fisioterapista
Osteopata D.O.
Biomeccanico Comportamentale
Coach di Programmazione NeuroLinguistica
Mentore per i neolaureati in Professioni Sanitarie presso l’Università di Siena
Dr.ssa Eleonora Colonnello
Laureata in Psicologia, Università di Perugia
Elena Colonnello
Laureanda al 6° anno di Medicine & Surgery, Università di Tor Vergata, Roma